Associazione Storica di Badolato "Benedetto Croce"


ASSOCIAZIONE STORICA DI BADOLATO

BENEDETTO CROCE


SEDE


Commissionato dai baroni Gallelli di Badolato, e rimasto da sempre nel patrimonio di famiglia, abitato ancora oggi dai discendenti, il neogotico castello Gallelli della tenuta di Pietra Nera, è situato nel feudo del casato sulla strada tra la marina e l’affascinante borgo medioevale di Badolato.

Il castello è sito all'interno di un grande parco che si estende per un totale complessivo di circa 12 ettari, caratterizzato da castagni, abeti, ciliegi da legno, salici piangenti, uliveti secolari e pini marittimi, la tenuta è inoltre arricchita da una fauna varia e selvatica, sono infatti presenti volpi, fagiani, lepri, e rapaci vari. Al suo interno trovano posto: oltre il castello neogotico, anche un raffinato casale in pietra, l'edificio della dipendenza della servitù, le eleganti scuderie in pietra, la palazzina di servitù alla piscina, e il grazioso forno a legna. Fu don Luca, primo barone Gallelli di Badolato, a dare il nome al luogo oggi denominato tenuta Pietra Nera, quando attorno al 1660, durante una battuta di caccia al cinghiale a cavallo, assieme all'intero Staff di battitori e fiancheggiatori, scendendo dai boschi situati a nord di Badolato, all'inseguimento di un gruppo di cinghiali, giunse casualmente in una zona piana, panoramica, dal clima mite e ventilato, a circa 3 km dal mare, caratterizzato dalla presenza di una grande pietra scura, che egli definì appunto Petra Nigra, successivamente tradotto in Pietra Nera. Quel luogo ventilato, dalla terra fertile, così suggestivo, e a metà strada tra la marina e il borgo storico di Badolato, gli piacque così tanto, che decise di impiantarvi un uliveto (ancora oggi in parte visibile). In un' epoca in cui le campagne di Badolato, e in generale del meridione, erano percorse continuamente da bande di briganti a cavallo, il barone, grande proprietario terriero, volle una residenza- fortificata inespugnabile.

I nobili di tradizione terriera, che infatti dimoravano nelle campagne, gioco forza dovevano ricorrere alla costruzione di dimore –fortificazione per la loro sicurezza, e’ infatti questa un esigenza costruttiva tipica di quell’ aristocrazia meridionale, che ancora nel diciannovesimo secolo, continuo’ a commissionare a ingegnosi architetti e abili maestranze, abitazioni- fortificate, simili nell’architettura difensiva ai manieri medioevali.

Castello Gallelli, ne è appunto un tipico esempio, di pianta quadra, elevata su tre livelli, difesa da cinque torri merlate, di cui quattro grandi, posizionate ai lati dell’edificio, e una minore centrale, provviste inoltre queste di 28 feritoie, ricorda molto la struttura difensiva dei manieri medioevali.

Anche in questa villa-castello, il grande ingresso e’ infatti difeso dal tiro “piombante”, tramite appositi fori ricavati sotto lo stemma, posto sopra il portale, era infatti possibile rilasciare sugli aggressori ogni sorta di liquido bollente.

Le finestre ogivali grandi e luminose, si affacciano sulla campagna e sul parco signorile, che sembra abbracciare la casa.

La residenza-fortezza nel corso della sua storia, respinse solo un attacco documentato di circa 12-13 briganti, verificatosi in un afoso giugno del 1858, e conclusosi quasi subito con una scaramuccia.

A quell’epoca si stima infatti che nella tenuta soggiornassero quasi stabilmente 35 persone, tra amministratori, custodi, guardiani, domestici, stallieri, cocchieri, e camerieri personali, che dimoravano quindi nell’edificio della servitu’.

I briganti arrivarono a piedi all’imbrunire, giungendo dalla campagna che si estende verso il fiume, imbracciando pistole e fucili.

Ma già i mastini, liberi in giardino fiutandoli forse contro vento, cominciarono ad abbaiare ripetutamente, allertando così i guardiani.

Fu proprio uno degli “uomini di fiducia del barone”, tal Caporale, chiamato “falcone” che passeggiando in giardino con un collega, entrambi col fucile a tracolla e le cartucciere in vita, accortosi di cio’ che stava per accadere, diede l’allarme sparando in aria, e avvisando cosi anche i colleghi, alcuni dei quali all’initerno dell’abitazione.

I briganti subito avvistati, riuscirono ad arrivare solo a poche centinaia di metri dalla dimora, poiche’ si videro infatti bersaglio di un fuoco continuo e cadenzato.

Dalle feritoie si apri’ contro di loro, un fuoco incrociato di sbarramento, tanto violento che questi vistisi scoperti e senza riparo, per qualche minuto non seppero cosa fare.

L’effetto sorpresa era stato vanificato, la loro tattica di attacco scoperta, da aggressori erano diventati bersagli.

Quasi subito alcuni di loro, scapparono da dove erano venuti, sparando per proteggersi la fuga, altri invece si ripararono dietro gli alberi, ingaggiando per qualche minuto una scaramuccia impari, con le torri e le feritoie della villa.

Ma quando uno di loro cadde al suolo ferito ad una gamba, i rimanenti del gruppo capirono che era meglio ripiegare come avevano fatto i compagni.




Castello Gallelli della tenuta di Pietranera




SEDE SOCIALE


Il casale della tenuta di Pietra Nera dei baroni Gallelli di Badolato, e’ ricavato da un ottocentesco frantoio in pietra, finemente ristrutturato, e ulteriormente ingrandito, tramite l’aggiunta del primo piano e della grande veranda- ristorante coperta.

I baroni Gallelli, ultimi feudatari di Badolato, hanno amministrato la baronia e il suo territorio dal 1658 al 1806 (eversione della feudalita’.)

Origainari Dalmati di Zara, trasferitisi in Calabria alla fine del 1500 i baroni Gallelli, sono impegnati praticamente da 500 anni nella vita economica, sociale e politica del paese, essendone stati da quell’epoca politicamente gli ultimi custodi.

Proprietari terrieri e accorti imprenditori, hanno da oltre 5 secoli avviato in Badolato importanti iniziative economiche, politiche e sociali, come ad esempio la realizzazione nel 1920 di un' importante centrale idroelettrica, in grado di fornire elettricita’ ai paesi limitrofi, ed espropriata alla famiglia dallo stato, solo attorno al 1969.

Commissionato dalla famiglia, attorno al 1800 il grande frantoio di pianta rettangolare, divenne all’epoca il piu’ voluminoso di Badolato, la sua mole era infatti giustificata dalle esigenze di grande produzione agricola.

Esteso in origine solo lungo il pian terreno, il grande drappito sempre attivo, vedeva infatti impegnati al suo interno molti braccianti, dipendenti dell’azienda agraria, costituendo cosi’ una risorsa per tutto il paese.

Caduto in disuso durante l’ultimo conflitto mondiale, il grande frantoio, fu utilizzato come magazzino per scorte e i viveri.

Dopo il 1948 divenne infine uno spazioso garage per la collezione di auto storiche e moderne dei Gallelli.

Attorno al 1995 furono infine avviati i lavori di recupero e restauro della grande costruzione, ultimati solo alla fine del 2007.

Il grande casale e’ oggi percio’ anche la sede sociale, dell’associazione storica Benedetto Croce, nel quale si svolge la vita ricreativa degli associati.




Sede sociale del Club


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